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I metalmeccanici Fiat hanno protestato contro la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, in programma per la fine del 2011 con uno sciopero di quattro ore che ha coinvolto tutte le fabbriche italiane del gruppo. La FIOM (Federazione Impiegati Operai Metallurgici) ha dichiarato: “Termini non può chiudere: in Italia non esiste sovraccapacità, anzi il nostro Paese è l’unico in Europa Occidentale a comprare più auto di quante non ne produca”. In tutta risposta, Sergio Marchionne AD di Fiat replica affermando la propria volontà nel volere discutere con il governo pur avvisando: “Non si può pensare di difendere tutto e di tenere tutti gli stabilimenti aperti. Siamo disponibili a lavorare con il governo e le parti sociali, conferma il manager , ma cerchiamo di non illuderci. Capisco le richieste degli operai, ma bisogna confrontarsi con la realtà industriale e vedere quale sia la soluzione più intelligente. In Italia abbiamo sei stabilimenti, conclude Marchionne , e produciamo l’equivalente di quello che si realizza in una sola fabbrica in Brasile. Questo non ha nessuna logica industriale, riflette una realtà che non c’è più”. Marchionne rinforza la dose ricordando sarcastico: “La Fiat produce auto, camion, trattori e motori. La politica di sviluppo di questo Paese è argomento per il governo, non può essere responsabilità della Fiat”.
Ma anche al di là delle Alpi le cose non vanno molto bene, difatti il Presidente Nicolas Sarkozy segue con attenzione la scelta del sito produttivo per la nuova Renault Clio. Un portavoce del governo di Parigi ha annunciato ieri che il presidente incontrerà presto il numero uno del gruppo Renault-Nissan, Carlos Ghosn, per approfondire la discussione su questo nodo. L’ipotesi che la produzione delle vetture possa essere de localizzata all’estero preoccupa non poco il governo francese, che fra l’altro possiede il 15% della casa. Il Ministro dell’Industria Christian Estrosi si è sbilanciato nei giorni scorsi affermando che la nuova Clio si produrrà sicuramente in Francia, ma Renault ha replicato che, in vista del rinnovamento radicale del modello fissato per il 2013, “la decisione non è ancora stata presa”
L’aspetto della competitività offerta dal nuovo sito produttivo sarà determinante nella scelta, ha poi fatto notare Renault. La discussione si è accesa in seguito ad un articolo del quotidiano La Tribune, secondo cui Renault potrebbe trasferire la produzione della nuova Clio nel sito turco di Bursa.
Insomma, cosa bisogna fare? Permettere ad un obsoleto sistema politico che negli anni ha generato fabbriche non snelle ed in linea con una politica del voto di scambio, tenendo tutti rinviando per poco un temibile collasso, oppure dare ascolto ai manager, snellire, e lasciare in mezzo la strada migliaia di famiglie?
Come sempre la verità sta nel mezzo, ma di certo chi ha commesso gli errori, in Italia o all’estero non pagherà per questi errori, che ricadranno sulle tasche dei contribuenti e dei malcapitati che chiedono un lavoro onesto per potere vivere e sognare una vita migliore.
LeoFiglioli |